
Gentile visitatore,
ti diamo il benvenuto alla Grotta di Carburangeli, un gioiello carsico situato nella Piana di Carini, in Sicilia nord-occidentale, a pochi chilometri da Palermo. Questo tesoro naturale, protetto come Riserva Naturale Integrale dal 1995, è un ponte tra passato e presente, dove geologia, clima e storia umana si intrecciano in un racconto millenario.
Questa guida è stata realizzata dalla Associazione Jonathan Livingston odv, con il patrocinio del Comune di Carini, grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del Ministero della Cultura inseriti nella Missione uno (Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo), e Componente tre (Turismo e Cultura quattro punto zero).
Siamo lieti che tu abbia scelto di esplorare questo luogo unico: ti accompagneremo in un viaggio attraverso il tempo, alla scoperta di formazioni rocciose, misteriose concrezioni e tracce di antiche civiltà.
La Grotta di Carburangeli si trova a soli ventidue metri sul livello del mare, a circa seicento metri dall’attuale linea costiera, e deve la sua origine al carsismo e all’azione del moto ondoso che la plasmò durante l’Eutirreniano (circa centocenticinquemila anni fa), quando il Mediterraneo raggiungeva quote più elevate.
Si sviluppa orizzontalmente per circa quattrocento metri, attraversando calcareniti biancastre e giallastre ricche di fossili marini, testimoni delle antiche oscillazioni del livello del mare.
Nella zona più interna, dominata da calcari dolomitici, si possono ammirare ambienti più maestosi con colonne alte oltre un metro e vaschette concrezionate dove l’acqua crea specchi cristallini.
Le pareti della grotta custodiscono fossili di molluschi marini.
Gli scavi effettuati già nell’Ottocento hanno portato alla luce resti di Elephas mnaidriensis (l’elefante nano siciliano) e strumenti litici del Paleolitico, segni di un’occupazione umana risalente ad oltre diecimila anni fa.
L’interno della grotta alterna sale ampie e gallerie strette, offrendo un vero e proprio museo naturale in cui ogni parete racconta un frammento di storia geologica.
Le pareti e il pavimento della grotta sono adornati da stalattiti, stalagmiti, cannule e colate calcitiche. Queste si formano grazie alla deposizione di carbonato di calcio trasportato dall’acqua di stillicidio, in un processo lentissimo che può durare migliaia di anni.
All’interno della Grotta, la stalagmite CR1, alta circa 1 metro, ha iniziato a formarsi oltre 9.700 anni fa.
Le analisi isotopiche raccontano che l’Olocene inferiore (compreso tra novemilasettecento e seimilacento anni fa) fu un periodo umido, con inverni piovosi ed estati calde, simili a un clima monsonico.
Tra seimilacento e tremilaottocentocinquanta anni fa, la crescita della stalagmite subì un’interruzione di oltre duemila anni, dovuta probabilmente all’inaridimento e all’impatto delle prime comunità umane, che trasformarono il territorio in pascoli.
Riprese a crescere intorno a tremilaottocentocinquanta anni fa, presentando talvolta striature rossastre, indice della presenza di ossidi di ferro e dell’erosione del suolo circostante.
La grotta è ricca di tubi sottilissimi, simili a capelli e stalattiti a cono che brillano sotto la luce delle torce, formando veri e propri gioielli minerali.
Nelle sale più interne, le stalagmiti possono superare il metro di altezza, con superfici biancastre o rossicce a seconda della presenza di ferro o altri minerali.
La grotta e in particolare la stalagmite CR1 rappresentano un vero archivio paleoclimatico: ogni strato di calcite è una “pagina di pietra” che racchiude informazioni sulle condizioni climatiche del passato.
L’ Olocene inferiore compreso tra novemila e settecento e seimila e cento anni fa fu un periodo umido, con foreste rigogliose e abbondanza di acqua di stillicidio.
L’ Hiatus di duemila anni compreso tra seimila e cento e tremila ottocento cinquanta anni fa, coincide con un progressivo inaridimento e con l’azione dell’uomo che, attraverso la neolitizzazione, modificò il paesaggio.
Gli ultimi millesettecento anni hanno visto un’alternanza di cicli di siccità e di precipitazioni più intense, correlati a eventi climatici globali (come la Piccola Età Glaciale, tra XIV e XIX secolo) e all’uso del suolo per l’agricoltura.
La grotta non è solo roccia e minerali, ma anche rifugio per specie animali e vegetali specializzate.
Sono presenti diverse colonie di Rhinolophus hipposideros (pipistrelli) che trovano riparo nelle zone più buie e umide.
Troviamo crostacei ipogei. Specie come il Niphargus popolano i piccoli laghetti interni, adattandosi a vivere in assenza di luce.
Sulle pareti umide si formano comunità estremofile di batteri, fondamentali per studi di astrobiologia e per capire la vita in ambienti estremi. I cosiddetti Biofilm batterici.
La Grotta di Carburangeli è un luogo di interazione tra l’uomo e l’ambiente fin dalla preistoria.
La presenza dell’uomo fin dalla Preistoria è testimoniata dal rinvenimento di resti di pasti, utensili in selce e ossa di animali (tra cui cervi ed elefanti nani) risalentia un’età compresa tra il Paleolitico l’Età del Bronzo.
In Età moderna, la Piana di Carini, urbanizzata e destinata ad agricoltura intensiva, ha influenzato la permeabilità del suolo e ridotto l’apporto di acqua di stillicidio.
L’istituzione della Riserva Naturale Integrale nel 1995 ha permesso di proteggere la grotta dall’inquinamento e dall’erosione del suolo. Dal 2020 sono attivi progetti di ripristino idrogeologico per preservare l’equilibrio idrico della cavità e garantire la conservazione delle concrezioni ancora “vive”.
Attorno alla grotta aleggiano diverse leggende. Una di queste racconta che il nome “Carburangeli” derivi da un carbonaio che, inseguito dai briganti, si rifugiò al suo interno gridando: «Carne agli angeli!». Altri sostengono che possa riferirsi ai “carboni” di ossidiana utilizzati nelle officine litiche preistoriche dei dintorni.
Oggi, la Grotta di Carburangeli è considerata un importante laboratorio a cielo aperto, dove le ricerche scientifiche mirano a comprendere i cambiamenti climatici e l’evoluzione degli ecosistemi ipogei.
I Sensori distribuiti nella grotta registrano costantemente temperatura (tra 13 e 22 °C) e umidità (75–95%), permettendo di studiare le possibili variazioni legate al riscaldamento globale.
Attraverso l’uso di traccianti fluorescenti, gli studiosi seguono il percorso dell’acqua nelle rocce, mappando gli acquiferi siciliani e valutando l’impatto dell’attività umana sul ciclo idrologico.
Gentile visitatore, ogni angolo della Grotta di Carburangeli è una pagina di storia.
Al suo interno osserva le vaschette d’acqua: il lento stillicidio continua a formare cristalli di calcite.
Ammira le stalagmiti bianche e rosse: le sfumature cromatiche raccontano di antiche piogge cariche di ferro.
Alza lo sguardo verso la volta: i labirinti di colonne e le stalattiti corrose dal tempo evocano sculture primordiali.
Il silenzio rotto dallo stillicidio è il respiro lento della Terra. Qui, tra ombre e cristalli, il tempo sembra fermarsi e la natura sussurra i suoi segreti. Buona esplorazione!
Gentile visitatore, ti ringraziamo per aver visitato questo luogo e ti invitiamo a proseguire il tuo viaggio alla scoperta della storia e della architettura della città di Carini.






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