
Gentile Visitatore,
ti diamo il benvenuto alla Grotta dei Puntali.
Questa guida è stata realizzata dalla Associazione Jonathan Livingston odv, con il patrocinio del Comune di Carini, grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del Ministero della Cultura, inserite nella Missione uno (Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo), e Componente tre (Turismo e Cultura quattro punto zero).
La Grotta Armetta, conosciuta anche come Grotta dei Puntali, è una cavità carsica di straordinario interesse storico-naturalistico situata nel territorio di Carini, in provincia di Palermo. Questa grotta si apre nelle falde di Monte Pecoraro, sul versante settentrionale di Montagna Longa, a circa 96 metri sul livello del mare. Il contesto naturalistico è quello tipico della costa nord-occidentale siciliana: un paesaggio calcareo modellato dal tempo e dal mare, con la grotta che dista circa un chilometro dalla costa tirrenica. Intorno si estende la Riserva Naturale Integrale Grotta dei Puntali, istituita nel 2001, che tutela questo ambiente unico. La grotta è circondata da macchia mediterranea e affioramenti di roccia calcarea, offrendo un colpo d’occhio affascinante tra vegetazione spontanea e pareti rocciose.
La Grotta Armetta è un esempio notevole di grotta carsica formatasi in rocce calcaree di età mesozoica. Si tratta di una cavità a sviluppo prevalentemente orizzontale: si estende per circa 110 metri di lunghezza e 15 metri di larghezza, articolandosi su due livelli collegati da alcuni pozzi poco profondi. Le pareti e le volte interne presentano fenomeni geologici affascinanti: una fitta rete di vermicolazioni, ovvero sottili solchi serpeggianti dovuti alla corrosione delle rocce da parte di sabbie desertiche trasportate dal vento. Questo crea sulle superfici rocciose un effetto caratteristico noto come “pelle di leopardo”.
Dal soffitto pendono stalattiti e dalle concrezioni calcaree trasuda la storia geologica della Sicilia. Lungo le pareti, oltre alle comuni formazioni carsiche, si notano due solchi di battente marino all’esterno della cavità, testimonianza che un tempo, in epoche geologiche passate, la linea di costa e il livello del mare raggiungevano la grotta. Internamente, a circa 30 metri dall’ingresso, il pavimento presenta un deposito di sedimenti bruno-giallastri ricco di fossili, tra cui frammenti di zanne di elefante. Questo deposito rappresenta ciò che rimane dell’antico “orizzonte ossifero” esplorato nell’Ottocento: uno strato contenente ossa fossili accumulatesi nel tempo, poi in parte rimosse dalle prime campagne di scavo.
La Grotta dei Puntali è famosa soprattutto per i reperti paleontologici eccezionali rinvenuti al suo interno. Durante il Pleistocene (tra circa 125.000 e 10.000 anni fa), la Sicilia ospitava una fauna unica, e questa grotta ne ha conservato le tracce. Il ritrovamento più spettacolare è quello delle ossa del cosiddetto elefante nano siciliano, una specie di elefante insulare di taglia ridotta, evolutosi a partire dagli elefanti continentali rimasti isolati nell’isola. Proprio la Grotta Armetta ha restituito moltissimi resti di questi elefanti nani, al punto che oggi è possibile ammirarne un calco scheletrico completo presso il Museo Geologico “Gemmellaro” di Palermo.
Accanto agli elefanti nani, gli scavi hanno portato alla luce i resti di numerosi altri animali pleistocenici: ippopotami, iene delle caverne, grandi bovidi come l’uro e bisonti, oltre a cervi e cinghiali selvatici. Questa associazione faunistica testimonia che la grotta fu un luogo frequentato da grandi mammiferi, forse come tana o rifugio, oppure come trappola naturale in cui gli animali cadevano. Oltre ai fossili animali, sono stati trovati anche reperti riconducibili alla presenza umana preistorica: strumenti in selce (lamine, punte e raschiatoi), frammenti di ceramica preistorica, tra cui persino due piccoli recipienti decorati con denti di lupo, oltre a cocci di vasi, brocche e ciotole decorate. Le più antiche tracce umane rinvenute risalgono a circa 20.000 anni fa, nel Paleolitico superiore, indicando che la grotta fu visitata dall’uomo preistorico in varie epoche, fino all’Età del Bronzo.
Di particolare fascino sono le incisioni rupestri presenti sulle pareti rocciose vicino all’ingresso. Sulla sinistra dell’entrata, incisi nella roccia, si distinguono le figure stilizzate di due quadrupedi: un piccolo cervo e un equide (probabilmente un cavallo o asino selvatico) raffigurato nell’atto di brucare. Su un altro blocco, identificato durante scavi negli anni ’70, è emersa la figura parziale di un bovide (un probabile uro). Queste incisioni sono simili per stile ad alcuni graffiti paleolitici famosi rinvenuti in Sicilia, come quelli della Grotta del Genovese a Levanzo nelle isole Egadi, e sono attribuiti anche essi al Paleolitico superiore (indicativamente tra 30.000 e 10.000 anni fa). Curiosamente, all’interno della Grotta Armetta vi sono anche incisioni di epoca molto successiva: motivi geometrici e piccole coppelle tondeggianti scavate nella roccia, probabilmente risalenti al periodo medievale, a testimonianza che la grotta ha continuato ad attirare l’uomo e ad essere utilizzata in epoche storiche differenti.
Dal punto di vista faunistico attuale, la grotta rappresenta un habitat prezioso. Essa ospita una colonia di pipistrelli (chirotteri) di diverse specie, considerata di grande interesse conservazionistico. In particolare, la colonia è annoverata tra le specie di interesse comunitario e protette dalla Direttiva Habitat, in quanto i pipistrelli sono oggi minacciati e la grotta offre loro rifugio sicuro. Oltre ai chirotteri, l’ambiente sotterraneo vede la presenza di una fauna cavernicola specializzata, con specie troglofile e troglossene (organismi adattati parzialmente o occasionalmente alla vita in grotta). La grotta può fungere anche da riparo per micro-mammiferi e uccelli che cercano un luogo protetto, soprattutto nelle ore diurne o nelle stagioni avverse. L’ecosistema circostante, inserito nel sito Natura 2000 “Montagna Longa, Pizzo Montanello”, contribuisce alla ricchezza biologica del luogo.
La Grotta Armetta ha catturato l’attenzione degli studiosi e dei curiosi già da molti secoli. Già nel 1558 lo storico Tommaso Fazello, nel descrivere la Sicilia, menzionò questa grotta parlando di misteriose “ossa di giganti” che vi si conservavano. Tali racconti alimentavano la fantasia popolare: le enormi ossa fossili di elefanti e ippopotami, non riconosciute per quelle di animali preistorici, venivano interpretate come resti di mitici giganti.
Bisogna però attendere il XIX secolo per le prime esplorazioni scientifiche. Nel 1868-1869 il geologo e paleontologo palermitano Gaetano Giorgio Gemmellaro intraprese una serie di scavi sistematici nella Grotta dei Puntali. Le ricerche di Gemmellaro furono fruttuose in modo spettacolare: vennero estratte diverse tonnellate di ossa fossili, in gran parte appartenenti ad elefanti nani. Questi reperti andarono a costituire una ricchissima collezione paleontologica, che Gemmellaro studiò e in parte espose al pubblico (molti resti sono oggi custoditi, come accennato, presso il Museo Geologico di Palermo a lui intitolato). Gli scavi di Gemmellaro restituirono anche denti, crani e ossa di ippopotami, iene e altri animali pleistocenici, gettando le basi per la conoscenza della cosiddetta “fauna pleistocenica siciliana”.
Agli inizi del Novecento, ulteriori studi stratigrafici vennero condotti da altri studiosi, come Pietro Calcara e successivamente dal geologo tedesco Wolfgang Soergel (che negli anni ’20 studiò gli elefanti nani siciliani). Nel 1970 la Soprintendenza alle Antichità effettuò una nuova campagna di scavi all’interno della grotta. Fu in questa occasione che si scoprirono le già citate incisioni rupestri aggiuntive (come la figura del bovide su un masso interno) e si approfondì lo studio dei livelli archeologici, rivelando la presenza umana preistorica attraverso strumenti litici e ceramiche. Negli ultimi decenni la grotta è stata oggetto di studi interdisciplinari: speleologi, paleontologi, archeologi e biologi collaborano per comprendere meglio sia la lunga storia naturale della cavità sia il suo popolamento umano. La Riserva Naturale Integrale Grotta dei Puntali è oggi gestita da enti di ricerca ecologica regionali, e costituisce un geosito di interesse nazionale per la geologia e la paleontologia. Anche la comunità locale ha riscoperto l’importanza del sito, promuovendone la tutela e la valorizzazione.
La Grotta Armetta o Grotta dei Puntali è un luogo dove natura e storia si intrecciano. Dal punto di vista storico-naturalistico, la sua importanza è duplice. Da un lato abbiamo un archivio naturale del passato della Sicilia: i sedimenti e i fossili della grotta raccontano di un’epoca in cui l’isola era popolata da elefanti nani, ippopotami e altri animali oggi scomparsi dal territorio. Questi ritrovamenti hanno contribuito a formulare teorie evolutive affascinanti, come quella del nanismo insulare: gli elefanti, isolati in un ambiente con risorse limitate, nel corso di poche migliaia di anni ridussero drasticamente la loro taglia (si stima in appena 40 generazioni il passaggio da elefanti normali a elefanti nani). Dall’altro lato, la grotta documenta la presenza umana preistorica e la creatività dei nostri antenati: le incisioni di animali al suo ingresso sono uno sguardo artistico ed emblematico sulle prime espressioni culturali in Sicilia, paragonabili per importanza ai graffiti di Levanzo o alle pitture della Grotta dell’Addaura.
Una curiosità: la grotta è nota con diversi nomi nella tradizione locale. Oltre a Grotta Armetta e Grotta dei Puntali, viene talvolta chiamata Grotta delle Stalattiti o Grotta di Piraino, a seconda delle fonti storiche. Questo riflette la molteplicità di caratteristiche per cui il sito è rinomato: le sue stalattiti e formazioni geologiche, i suoi proprietari o scopritori passati, oppure semplicemente il nome della contrada in cui si trova (contrada Armetta). Si racconta anche che, prima della tutela ufficiale, gli abitanti di Carini conoscessero la grotta e ogni tanto raccogliessero fossili come curiosità da mostrare in paese, ignari del valore scientifico di quei “ossa di giganti”.
Oggi la Riserva Naturale Grotta dei Puntali è inserita in un percorso più ampio di valorizzazione del patrimonio naturale siciliano.
Gentile visitatore, ti ringraziamo per aver visitato questo luogo e ti invitiamo a proseguire il tuo viaggio alla scoperta della storia e della architettura della città di Carini.
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04/02/2026 03:24 ora locale
Via Grotte, 90044 Carini, PA, Italia