
Gentile visitatore,
Ti diamo il benvenuto nella Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio.
Questa guida è stata realizzata dalla Associazione Jonathan Livingston odv, con il patrocinio del Comune di Carini, grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del Ministero della Cultura inserite nella Missione uno (Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo), e Componente tre (Turismo e Cultura quattro punto zero).
Siamo onorati che tu abbia scelto di visitare questo luogo, ti accompagneremo all'interno e ti racconteremo la sua storia, scegli la tua lingua e goditi questa eccezionale esperienza.
La Chiesa di San Giuliano comunemente conosciuta come Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio riferendosi alla prima edificazione del quattordicesimo secolo non più esistente, è posta all’interno della cinta muraria in prossimità del Castello di Carini.
La Chiesa del Purgatorio fu sede arcivescovile nonché matrice fino al sedicesimo secolo. Viene edificata tra la fine del tredicesimo secolo e l'inizio del quattordicesimo secolo. Nel millecinquecento settantotto si insedia nella chiesa, la Compagnia del nome di Gesù ovvero i Gesuiti e successivamente nel millecinquecento novantasette si insedia la confraternita delle Anime Sante del Purgatorio, da cui ne prende il titolo.
La chiesa, venne restaurata nel millesettecento novantasette in occasione della visita Pastorale di Monsignor della Torre che accordò a Carini la perpetua manutenzione della prima Parrocchia, poi successivamente chiusa nel millenovecento novantuno per salvaguardarne l’incolumità.
Grazie ai due interventi di restauro, il primo nel duemila uno e il secondo nel duemila otto, oggi l’edificio sacro è tornato all'antico splendore.
Gentile visitatore adesso ti invitiamo ad entrare all’interno della chiesa.
L’interno della chiesa del purgatorio si presenta ricco di decorazioni.
Gli stucchi bianchi che adornano le pareti e i soffitti si fondono armoniosamente con il pavimento in marmo bianco e nero, creando un ambiente solenne ma accogliente. La chiesa ospita sei cappelle e sette altari, un mix di opere in marmo e legno che dimostrano l'artigianato eccellente dei maestri scultori e intagliatori locali.
Scorgendo lo sguardo verso sinistra troviamo la prima cappella, al centro sopra un altare ligneo finemente decorato, è posizionata una tela attribuita all’artista Giovanni Patricolo che raffigura la Madonna che porge il bambino a San Gaetano. In questa tela, la scena rappresenta la Vergine Maria, vestita con un ampio manto azzurro e una veste rossa, mentre tiene in braccio il Bambino Gesù. Maria appare serena e dolce, in un atteggiamento materno. Gesù Bambino è raffigurato con un’aura luminosa attorno alla testa (simbolo della sua divinità) e con un sorriso vivace. Egli si protende gioiosamente verso San Gaetano, che lo accoglie con grande devozione. Il santo, riconoscibile dal saio scuro tipico dei Teatini, è inginocchiato in adorazione. Le sue mani sono aperte nel gesto di ricevere il Bambino, a simboleggiare la sua fede e la sua totale dedizione alla volontà divina. Lo sfondo è molto sfumato e morbido, creando un effetto di luminosità eterea che conferisce sacralità e solennità alla scena. La composizione è equilibrata, con la Vergine e il Bambino posti nella parte superiore e San Gaetano in basso, accentuando così il suo atteggiamento di umiltà e devozione.
Subito dopo è posta una cappella con volta ribassata dove al centro è posizionato un altare realizzato con marmi policromi, con sopra uno splendido tabernacolo e sopra di esso è realizzato un affresco che raffigura Maria Santissima delle Grazie in un'iconografia tradizionale della Madonna del Latte, un tema molto diffuso nell'arte sacra cristiana. L'affresco è collocato in una cornice decorata con oro e marmo. L'immagine mostra la Vergine Maria mentre allatta il Bambino Gesù, un gesto simbolico di nutrimento spirituale e amore materno.
La Madonna ha un'aureola dorata intorno alla testa, segno della sua santità. Il manto blu, simbolo della purezza e della regalità, è decorato con una stella dorata, questa rappresenta uno dei titoli più antichi attribuiti alla Vergine Maria: “Stella Maris” tradotto “Stella del Mare”. Questo appellativo risale ai primi secoli del cristianesimo ed è stato diffuso dai Padri della Chiesa, in particolare da San Girolamo e Sant’Isidoro di Siviglia. Il dipinto presenta una gamma cromatica tipica dell'arte rinascimentale o barocca, con il blu intenso del manto mariano e il rosa della veste, colori simbolici che richiamano la purezza e l'affetto materno.
Salendo ancora con lo sguardo, sulla parete posta sopra la cappella troviamo una tela attribuita a Maddalena Dinotanti che raffigura Giuseppe Giusto che interpreta i sogni.
Scorrendo ancora con lo sguardo verso destra, ti troverai di fronte ad una terza cappella dove al centro è posizionato un altare ligneo su cui si eleva una splendida tela anch’essa attribuita al Patricolo dove viene raffigurato Sant'Antonio Abate insieme al profeta Elia.
Sant'Antonio Abate, considerato il "padre del monachesimo cristiano", riceve in questa scena l'eredità spirituale del profeta Elia, a conferma della continuità tra Antico e Nuovo Testamento nella ricerca della santità.
Sant’Antonio Abate è raffigurato sulla sinistra, con l'abito tipico dei monaci anacoreti, ovvero un mantello con cappuccio marrone, simile a quello francescano, e una lunga barba bianca. La sua espressione è di meraviglia e riverenza, mentre ascolta le parole del profeta Elia. Le sue mani sono giunte in segno di preghiera e dialogo spirituale. Il Profeta Elia, sulla destra, appare come un anziano asceta, con un corpo magro e coperto da una veste di pelli, tipico delle rappresentazioni del profeta che visse nel deserto. Il suo braccio destro è sollevato, con l'indice rivolto verso il cielo, a indicare la sua ispirazione divina e il collegamento con Dio. In alto sulla destra, un corvo porta nel becco un pezzo di pane, un chiaro riferimento all'episodio biblico riportato nel Primo Libro dei Re del Vecchio Testamento, in cui il profeta Elia, durante il suo ritiro nel deserto, venne nutrito miracolosamente dai corvi per volere di Dio. Questo simbolo è stato ripreso nella vita di Sant'Antonio Abate, che secondo la tradizione ricevette il cibo nel deserto da un corvo mentre viveva in solitudine. La scena si svolge in un paesaggio arido, con una palma sullo sfondo, evocando il deserto egiziano, dove Sant’Antonio visse da eremita. Il deserto è un simbolo della purificazione dell’anima, della solitudine mistica e del distacco dal mondo materiale.
Gentile visitatore adesso ti invito a proseguire la visita verso l’altare maggiore.
Ti trovi di fronte l’altare maggiore della chiesa delle Anime Sante del Purgatorio.
Alla tua destra è posizionata una pregevole statua lignea di San Giovanni Battista, risalente alla fine del XVI secolo. Questa scultura, di autore ignoto, è ancora oggi al centro delle tradizioni locali, venendo portata in processione ogni anno a fine giugno, in occasione della festività dedicata al santo
L'altare maggiore è costruito con materiali preziosi, combinando marmo e legno, che insieme creano un contrasto visivo straordinario. Il marmo, utilizzato per il paliotto e gli elementi decorativi, aggiunge una sensazione di permanenza e solennità, mentre il legno intagliato e dorato delle parti superiori porta calore e ricchezza all'insieme.
Alzando lo sguardo incorniciato tra due colonne con capitelli corinzi e una trabeazione, decorati in oro, troviamo una maestosa tela attribuita ai fratelli Antonio e Vincenzo Manno, pittori siciliani attivi tra il XVIII e XIX secolo. Il loro stile, fortemente influenzato dal Barocco e dal Neoclassicismo, si distingue per la drammaticità delle scene sacre e per l'uso magistrale della luce e dei chiaroscuri.
La tela raffigura una scena intensa e drammatica della Trinità e delle anime purganti. La composizione segue una struttura verticale, con tre livelli sovrapposti, che suggeriscono la relazione tra il divino e il mondo ultraterreno:
Nel livello superiore, Dio Padre è rappresentato come un anziano con la barba fluente, vestito con un ampio mantello. La sua posizione elevata esprime il suo ruolo di Creatore e Giudice supremo. Lo Spirito Santo è raffigurato sotto forma di colomba che scende dal cielo irradiando luce, simbolo della grazia divina e della purificazione delle anime. Nel livello centrale, il Cristo morto è la figura centrale della scena, avvolto in un sudario e trasportato da angeli. Il suo corpo pallido evidenzia la sofferenza della Passione, mentre la posizione indica l’offerta del sacrificio redentivo per la salvezza delle anime. Nel livello inferiore, troviamo le anime del Purgatorio, raffigurate con espressioni di supplica e speranza. La luce divina che scende dall’alto sembra liberarle, enfatizzando il tema della misericordia e della redenzione.
Girando lo sguardo verso la sinistra dell’altare maggiore troviamo un'altra bellissima tela che raffigura il profeta Daniele nella fossa dei leoni. In questa scena, tratta dal Libro di Daniele dell'Antico Testamento, il profeta, ingiustamente condannato, viene gettato in una fossa piena di leoni per ordine del re Dario, ma miracolosamente ne esce illeso grazie all'intervento divino.
Il Profeta Daniele è raffigurato in basso a destra, vestito con una tunica azzurra e un mantello giallo, simboli di saggezza e fede. La sua postura, con le braccia aperte e lo sguardo rivolto verso l'alto, esprime un atto di totale fiducia in Dio. Il suo capo è circondato da un alone luminoso, che ne indica la santità e l'intervento divino a suo favore.
I Leoni nella fossa si trovano nella parte inferiore della scena, ritratti in pose realistiche e inquietanti, ma stranamente pacifici. Il loro atteggiamento mansueto evidenzia il miracolo: Dio ha chiuso loro la bocca affinché non facessero del male a Daniele.
Nella parte superiore, un angelo in volo sostiene un uomo anziano con la barba fluente e un abito verde: è il profeta Abacuc, che, secondo la tradizione, fu miracolosamente trasportato dalla Giudea a Babilonia per portare cibo a Daniele nella fossa. Abacuc regge un cesto con del cibo, chiaro segno della Provvidenza divina. L’angelo ha un aspetto maestoso e una posa dinamica, con le ali spiegate e il braccio teso verso Daniele, simboleggiando l'intervento salvifico.
Elementi simbolici riscontrabili nella composizione pongono Daniele come simbolo della fede incrollabile. Egli, infatti, nonostante la prova, egli rimane fedele a Dio e viene ricompensato con la salvezza. Il leone rappresenta l’allegoria delle forze maligne: domato dalla potenza divina, rappresenta la vittoria della fede sul male. L'angelo e il profeta Abacuc: incarnano la Provvidenza di Dio, che non abbandona i suoi fedeli nel momento del bisogno.
Posando lo sguardo sulla parete posta alla destra dell’altare maggiore troviamo un'altra maestosa tela che completa la trilogia dei fratelli Manno.
La tela raffigura un episodio tratto dal Secondo Libro dei Maccabei, in cui Giuda Maccabeo raccoglie l'oro dai suoi soldati per inviarlo al Tempio di Gerusalemme, affinché venga offerto come sacrificio espiatorio per i peccati dei defunti. Questo gesto viene interpretato come una delle prime testimonianze della dottrina sul Purgatorio, in perfetta armonia con la destinazione dell'opera nella Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio.
Giuda Maccabeo è la figura centrale della composizione, vestito con un’armatura dorata e un mantello chiaro, simbolo della sua nobiltà e del suo ruolo di condottiero. Con la mano destra indica i prigionieri o i soldati inginocchiati, mentre con la sinistra tiene una spada, a rappresentare la sua doppia funzione di guerriero e guida spirituale del popolo ebraico.
Sulla sinistra, in basso, due uomini raccolgono l'oro destinato all’offerta. Le loro espressioni sono cariche di emozione e umiltà. Alle spalle di Giuda, altri guerrieri armati assistono alla scena, con pose che trasmettono disciplina e devozione.
Lo sfondo presenta un paesaggio collinare con alberi e un accampamento militare, alludendo alle campagne belliche di Giuda Maccabeo contro i dominatori ellenistici. Una grande tenda sulla destra richiama il Tabernacolo dell'Antico Testamento, sottolineando il legame con il culto ebraico e il concetto di sacrificio. Il cielo chiaro e aperto richiama la dimensione spirituale del gesto, suggerendo la benevolenza divina.
L’oro raccolto rappresenta l'offerta espiatoria per i defunti, un'anticipazione del concetto cristiano di suffragio per le anime del Purgatorio. La spada di Giuda è simbolo della sua missione di difensore della fede e del suo ruolo nella storia della salvezza.
Sotto l’affresco è posizionata una porta risalente al periodo rinascimentale che immette in un vano che probabilmente un tempo era collegato con il Castello attiguo. La porta è un elemento architettonico di pregio, realizzato in legno dipinto, con una struttura a pannelli geometrici decorati con forme a stella e losanga. Il contrasto tra il bianco avorio e l’azzurro pastello, con inserti dorati, suggerisce un'estetica tipica dello stile barocco siciliano, ma con possibili influenze tardo-rinascimentali. Le stelle a otto punte possono alludere alla simbologia cristiana della stella del mattino, un riferimento alla Vergine Maria.
Il trono dorato è un'opera di grande valore ecclesiastico, destinato probabilmente a un alto prelato durante le celebrazioni liturgiche più solenni. La struttura in legno dorato, è finemente intagliata con motivi ornamentali barocchi. Lo schienale alto, sovrastato da una corona e decorato con putti e raggi dorati, evoca il senso di sacralità e autorità spirituale.
Adesso ti invito a proseguire la visita verso le tre cappelle poste alla parete destra della Chiesa.
Nella prima cappella, posto al centro troviamo un altare sopra di esso una tela attribuita a Giovanni Patricolo,
L'opera raffigura un momento significativo della tradizione domenicana: la Madonna del Rosario che consegna la corona del Rosario a San Domenico di Guzmán, fondatore dell'Ordine dei Predicatori. Questo evento si ricollega alla tradizione secondo cui la Vergine avrebbe rivelato a San Domenico la pratica del Rosario come strumento di preghiera e di conversione.
La scena si sviluppa in un contesto mistico, con l’apparizione della Vergine e del Bambino su una nube, che domina la parte superiore della composizione, mentre San Domenico è in atteggiamento di umiltà e venerazione nella parte inferiore.
La Vergine Maria è seduta su una nube, vestita con un manto azzurro e una tunica rossa, colori simbolici della purezza e della carità, Con la mano destra, presenta la corona del Rosario a San Domenico, un gesto che indica la trasmissione della preghiera mariana. Il Bambino Gesù, in piedi sulle ginocchia della Madre, sembra partecipare al gesto, guardando San Domenico con benevolenza. San Domenico di Guzmán, che indossa l’abito bianco e il mantello nero tipici dei frati domenicani, è inginocchiato nell’atto di baciare la corona del Rosario, in segno di devozione.
Subito dopo è posta una cappella con volta ribassata che ospita un suggestivo altare dedicato alla Passione di Cristo, con una statua lignea del Crocifisso come elemento centrale. L'intera struttura è riccamente decorata con elementi dorati e presenta un’armoniosa combinazione di simboli teologici legati alla redenzione e alla misericordia divina. La statua lignea del Cristo Crocifisso, di autore ignoto, è realizzata con il volto sofferente di Gesù, con gli occhi semiaperti e il capo reclinato, e richiama la fase finale della Passione, sottolineando la sua umanità e il suo sacrificio per la redenzione dei peccati. La croce in legno scuro si staglia su un fondale bianco, circondato da raggi dorati, a simboleggiare la luce della redenzione e la vittoria della croce sulla morte. Nuvole scolpite con teste di cherubini dorati avvolgono la croce, un chiaro richiamo alla gloria celeste e alla presenza divina che accoglie Cristo nel momento del suo sacrificio. La base dell’altare è rivestita in marmo policromo con dettagli dorati, riprendendo il tipico stile barocco siciliano. Un piccolo tabernacolo centrale, con sportello dorato, è posto sotto la croce, probabilmente destinato alla conservazione dell’Eucaristia.
Salendo ancora con lo sguardo, sulla parete posta sopra la cappella troviamo una tela attribuita a Maddalena Dinotanti che raffigura la Pazienza di Giobbe, un simbolo di fede e pazienza di fronte alle sofferenze. Nell'arte, Giobbe è spesso ritratto seduto tra le rovine, mentre sostiene prove dolorose inviate da Dio per testare la sua fede.
Scorrendo con lo sguardo verso destra ti troverai di fronte ad una terza cappella dove al centro è posizionato un altare su cui si eleva una splendida tela anch’essa attribuita a Giovanni Patricolo dove viene raffigurato San Giovanni Battista. Esso viene ritratto nel suo ruolo di precursore di Cristo. La tela rappresenta una scena del suo ministero di predicazione, sottolineando il suo ruolo chiave nel Nuovo Testamento come colui che prepara la via al Salvatore. San Giovanni Battista è raffigurato in abiti tipici dell’iconografia tradizionale: indossa una tunica semplice in tessuto ruvido, spesso associata al suo stile di vita ascetico nel deserto. Il santo è seduto su una roccia e solleva il braccio destro in un gesto di predicazione, probabilmente indicando il cielo, alludendo alla venuta di Cristo. Con la mano sinistra regge il bastone con la croce e il cartiglio con la scritta “Ecce Agnus Dei” che tradotto significa “Ecco l’Agnello di Dio”. Ai piedi del santo è raffigurato un agnello, simbolo di Cristo, che richiama il passo evangelico in cui Giovanni indica Gesù come l’Agnello di Dio venuto a togliere i peccati del mondo. Attorno a San Giovanni vi sono alcuni ascoltatori, probabilmente discepoli o persone che lo seguono, vestiti con abiti tipici del tempo biblico. Le espressioni dei loro volti suggeriscono attenzione e ascolto. Lo sfondo è caratterizzato da un paesaggio naturale con alberi e cielo sfumato, creando un’atmosfera mistica e suggestiva.
Ti invito ad alzare lo sguardo sul lato destro lì si apre il Matroneo dove un tempo molto probabilmente le suore del convento prendevano parte alle funzioni.
Gentile visitatore, si conclude qui il nostro racconto.
La Jonathan Livingston odv ti ringrazia per aver visitato la Chiesa della Anime Sante del Purgatorio.






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04/02/2026 03:31 ora locale
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