
Gentile visitatore,
ti diamo il benvenuto alla Necropoli di Manico di Quarara, un importante sito archeologico che testimonia la ricca storia della Sicilia occidentale.
Questa guida è stata realizzata dalla Associazione Jonathan Livingston odv, con il patrocinio del Comune di Carini, grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del Ministero della Cultura, inserite nella Missione uno (Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo), e Componente tre (Turismo e Cultura quattro punto zero).
ti accompagneremo alla scoperta di questo affascinante luogo, dove potrai esplorare le antiche pratiche funerarie e comprendere meglio la vita delle comunità che abitavano quest'area tra il VI e il III secolo a.C.
Ti trovi in un luogo di straordinaria importanza storica e archeologica.
La Necropoli di Manico di Quarara rappresenta uno dei più significativi siti archeologici della Sicilia occidentale, testimonianza preziosa della ricca storia dell'isola tra il VI e il III secolo a.C. Il sito si trova in una posizione strategica alle pendici della collina "Grotta Bianca", di fronte al versante settentrionale del Monte d'Oro, in un'area che dal 1995 è protetta come Riserva Naturale Integrale.
La necropoli si identifica facilmente nelle falde orientali di Pizzo Grotta Bianca, nel territorio di Carini, al confine con Giardinello e Montelepre, presso la strada provinciale Montelepre-Carini.
Il nome "Manico di Quarara" è un termine siciliano che significa "ansa di brocca o anfora", un toponimo "parlante" che indica un'area con testimonianze archeologiche, dato alla zona per via dei numerosi ritrovamenti di vasellame antico. La posizione geografica della necropoli è particolarmente favorevole, caratterizzata da:
- Un paesaggio ricco di torrenti e sorgenti
- La vicinanza alla Pianura di Partinico
- La prossimità al valico Alvano, punto cruciale per i collegamenti con la costa
- Una posizione dominante che permetteva il controllo delle vie di comunicazione
La necropoli di Manico di Quarara è collegata al centro abitato indigeno ed ellenizzato che si trovava sulla sommità di Monte d'Oro a (601 metri), che sovrasta l'attuale paese di Montelepre. Questo centro abitato antico era in posizione naturalmente fortificata, con abitazioni costruite su terrazze messe in luce da scavi clandestini e dalle ricerche dello storico Vittorio Giustolisi.
Giustolisi ha proposto l'identificazione di questo centro con Hykkara, l'antica città citata da Tucidide. Secondo le fonti storiche, Hykkara era una città dei Sicani, collocabile nella Sicilia occidentale. La leggenda riportata da Tucidide afferma che Cocalo, figlio del ciclope Briareo e re dei Sicani, ordinò la costruzione di una nuova città fortificata, che servisse per contrastare la vicina Segesta, città degli Elimi. Del progetto venne incaricato Dedalo, che scelse una località fra Segesta e Panormos (l'attuale Palermo) e la chiamò Hykkara per ricordare il figlio Icaro.
Secondo lo storico Timeo di Tauromenio, il nome della città è da collegarsi alla presenza molto diffusa nella zona di un pesce chiamato Hykas o Ikkaron. Il centro fu saccheggiato durante la spedizione ateniese del 415 a.C. e la popolazione venne ridotta in schiavitù.
Parecchi rinvenimenti archeologici sono stati effettuati anche nelle acque del golfo di Carini, segno che proprio in quell'area doveva esservi il porto principale di Hykkara. L'imperatore Antonino Pio la indica fra Palermo e Partinico, lungo la via Valeria, la strada consolare che fungeva da via di comunicazione principale lungo la costa settentrionale della Sicilia.
La necropoli di Manico di Quarara è stata oggetto di diverse campagne di scavo e ricerche archeologiche:
- Nel 1967, Giovanni Mannino scoprì le bocche di alcune tombe ipogeiche violate in antico e rinterrate percorrendo la strada provinciale Montelepre-Carini.
- Nel 1968, Mannino ottenne dal Soprintendente,Vincenzo Tusa, due operai per una settimana (rinnovata alcune volte) per condurre scavi. Gli scavi permisero di investigare 14 sepolture, delle vere camere ipogee, e scoprirne alcune intonse che restituirono diverse centinaia di vasi databili al VI-III sec. a.C.
- Nel 1968, la Soprintendenza condusse i primi scavi ufficiali, portando alla luce 15 tombe.
- Nel 1989, furono effettuati nuovi rilievi e saggi stratigrafici.
- Giovanni Mannino ha documentato fotograficamente il sito, contribuendo significativamente alla sua conoscenza e preservazione.
- Nell'agosto 2015, furono recapitate ai Carabinieri di Montelepre alcune scatole contenenti reperti archeologici, depositate da un anonimo davanti l'abitazione di un abitante del luogo. I Carabinieri contattarono prontamente la Soprintendenza di Palermo, cui i materiali sono stati assegnati dall'autorità giudiziaria.
Purtroppo, come per molti siti archeologici italiani, anche in questo luogo gli scavi clandestini hanno fatto man bassa del prezioso materiale custodito nell'area di scavo. Nonostante ciò, i reperti recuperati offrono un'importante testimonianza della ricchezza culturale e storica del sito.
La necropoli di Manico di Quarara presenta diverse tipologie di sepolture, ognuna con caratteristiche specifiche:
Le più impressionanti sono le tombe a grotticella artificiale, scavate nella roccia calcarea. Tra queste si distinguono:
- La Tomba XII: presenta una forma ellittica di 5x2 metri, con una chiusura realizzata da blocchetti accuratamente squadrati.
- La Tomba XIV: ha una forma pseudo-circolare con un diametro di 4,6 metri, caratterizzata da un muro in lastre di pietra e un particolare accesso trapezoidale. Questa tomba ha ospitato fino a 58 individui, testimoniando una pratica di deposizioni multiple con periodica riorganizzazione dei corpi.
Ogni tomba è dotata di un dromos (corridoio d'accesso) e di recinti antistanti, tutti orientati verso il Monte d'Oro. Nei corridoi d'accesso sono stati ritrovati oinochoai e scodelle utilizzate per i rituali, resti di pasti rituali e tracce di sarcofagi lignei, evidenziati dal ritrovamento di maniglie e chiodi in ferro e bronzo.
Oltre alle tombe a grotticella, nella necropoli si trovano anche:
- Tombe alla cappuccina, con caratteristiche coperture di tegole
- Enchytrismoi, particolari sepolture in anfora
- Fosse terragne, scavate direttamente nel terreno
Si tratta di tombe ipogeiche con breve dromos e tombe terragne ricollegabili al vicino centro abitato di Monte d'Oro.
La ricchezza dei corredi funerari rinvenuti nella necropoli di Manico di Quarara ci racconta molto sulla società che utilizzava questo sito. I reperti possono essere suddivisi in due categorie principali:
La ceramica di produzione indigena rappresenta circa il 20% dei reperti totali e comprende:
- Forme aperte come scodelle e piatti
- Forme chiuse come hydriai e oinochoai
- Decorazioni geometriche impresse, incise o dipinte
- Particolari marchi vascolari con simboli a Ψ, X, Λ
La ceramica di importazione greca costituisce la maggioranza dei reperti (80%) e include pregiati esempi di:
- Coppe ioniche (560 a.C.)
- Ceramica attica a figure nere e rosse (dal 525 a.C.)
- Lekythoi del Pittore della Megera (480 a.C.)
- Skyphoi, plemochoai, lucerne e unguentari (V-IV sec. a.C.)
Secondo l'analisi statistica dei reperti, il 65% è costituito da ceramica a vernice nera, il 17% da ceramica acroma e il 14% da ceramica a bande. Per quanto riguarda la forma, il 59% sono forme chiuse e il 41% forme aperte.
Di particolare interesse è un graffito anellenico in alfabeto greco su uno skyphos attico del V secolo a.C., con la misteriosa sequenza "kutenhou...".
Tra i reperti più significativi si segnalano:
- Un'anfora con orlo ad echino, un tipo di vaso con orlo a quarto di cerchio, molto diffuso in Occidente tra la seconda metà del IV ed il III secolo a.C.
- Coppette apode, molto comuni nei contesti funerari indigeni e nelle colonie della Sicilia Occidentale tra VI e V secolo a.C.
- Coppe di tipo C, in uso tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C.
- Skyphoi corinzi e attici, databili alla prima metà del V secolo e alla seconda metà del V secolo a.C.
- Askos, lekythoi e lucerne
Le tombe della necropoli di Manico di Quarara raccontano antichi rituali funerari molto complessi. La Tomba XIV, per esempio, ha ospitato fino a 58 individui, testimoniando una pratica di deposizioni multiple con periodica riorganizzazione dei corpi.
Nei corridoi d'accesso (dromos) sono stati ritrovati:
- Oinochoai e scodelle utilizzate per i rituali
- Resti di pasti rituali
- Tracce di sarcofagi lignei, evidenziati dal ritrovamento di maniglie e chiodi in ferro e bronzo
Questi elementi suggeriscono che i rituali funerari prevedevano offerte di cibo e libagioni, pratiche comuni nel mondo greco e nelle comunità indigene ellenizzate.
La necropoli di Manico di Quarara non è solo un luogo di sepoltura, ma una testimonianza vivente dell'interazione tra diverse culture nel Mediterraneo antico. I reperti qui rinvenuti raccontano di:
- Intensi contatti con il mondo greco, testimoniati dalle importazioni ceramiche (82% coloniale, 12% attica)
- Una componente indigena che mantiene le proprie tradizioni (6% dei reperti)
- Relazioni con i Cartaginesi, evidenziate dalle monete puniche del IV secolo a.C.
- Una vivace comunità locale che manteneva le proprie tradizioni mentre si apriva agli scambi culturali e commerciali
Questa mescolanza di influenze culturali è tipica della Sicilia occidentale in epoca antica, dove le popolazioni indigene entrarono in contatto con i coloni greci e i mercanti fenici e cartaginesi, dando vita a una cultura ibrida e ricca di sfumature.
Attualmente, i materiali provenienti dalla necropoli di Manico di Quarara sono conservati in due principali istituzioni:
- Il Museo Archeologico "A. Salinas" di Palermo, dove sono custoditi i reperti della Tomba XII
- Il Museo Civico di Montelepre, situato nella Torre dei Ventimiglia, dove è esposta una significativa selezione di reperti
Il sito archeologico è sottoposto a vincolo archeologico, ma necessita di ulteriori interventi di valorizzazione e protezione per preservare questo importante patrimonio culturale per le generazioni future.
La necropoli di Manico di Quarara rappresenta un tassello fondamentale per comprendere la storia della Sicilia occidentale tra il VI e il III secolo a.C. La ricchezza dei reperti, la varietà delle tipologie tombali e le evidenze di pratiche rituali complesse testimoniano l'importanza di questo sito archeologico.
La necropoli racconta una storia che si estende per diversi secoli:
- La fase più antica risale alla metà del VI secolo a.C.
- Il periodo di massimo utilizzo si colloca tra il VI e il IV secolo a.C.
- L'abbandono avvenne nel III secolo a.C., con sporadici riutilizzi in epoca medievale
Attraverso lo studio di questo sito, possiamo comprendere meglio le dinamiche di interazione culturale tra le popolazioni indigene della Sicilia e le influenze greche, in un periodo cruciale per la formazione dell'identità culturale dell'isola.
Gentile visitatore, ti ringraziamo per aver visitato questo luogo e ti invitiamo a proseguire il tuo viaggio alla scoperta della storia e della architettura della città di Carini.






IN FASE DI CARICAMENTO
Lunedi
Solo su appuntamento
Martedì
Solo su appuntamento
Mercoledì
Solo su appuntamento
Giovedì
Solo su appuntamento
Venerdì
Solo su appuntamento
Sabato
Solo su appuntamento
Domenica
Solo su appuntamento
04/02/2026 05:03 ora locale
Contrada Montedoro, Montelepre, PA 90040, 90040 Montelepre PA, Italia